Pubblicato il 10 Agosto 2026 in AI, Eventi

Giorgino and the Dragon Known as Oblivion

Non abbiamo portato una presentazione sull’intelligenza artificiale al Locarno Film Festival. Abbiamo portato un film.

Il 5 agosto, nell’ambito dell’evento “Framing AI: From Locarno to Geneva 2027” organizzato da digitalswitzerland, non volevamo limitarci a parlare di intelligenza artificiale. Volevamo mostrarla in azione.

Per questo, sul palco del Locarno Film Festival, non eravamo soli: con noi dialogavano l’avatar digitale di Roberto Mazzantini e Giorgino, l’assistente di intelligenza artificiale sviluppato da noi per il Comune di Brissago.

Insieme abbiamo raccontato “Giorgino and the Dragon Known as Oblivion”, una storia che parte da un chatbot ma va molto oltre.

Giorgino è nato per aiutare i cittadini a trovare informazioni e servizi sul sito del Comune. Oggi, con il progetto Memoria Viva, sta evolvendo in qualcosa di diverso: un custode e narratore della memoria collettiva di una comunità.

In un primo step, oltre centomila pagine di documenti storici, registri, mappe e pergamene verranno digitalizzate grazie alla tecnologia di Tectel. A questo patrimonio si aggiungeranno testimonianze, ricordi e voci delle persone, trasformando un archivio in una memoria viva, interrogabile e destinata a crescere nel tempo.

Per raccontare tutto questo avremmo potuto utilizzare una presentazione tradizionale, ma abbiamo scelto un film. Perché crediamo che l’intelligenza artificiale non sia soltanto una tecnologia: è un nuovo linguaggio, che può aiutarci a costruire immagini, voci, animazioni e nuove forme narrative.

Gli strumenti, però, restano strumenti: quello che continua a fare la differenza è la storia che decidiamo di raccontare e il significato che le attribuiamo. L’AI può aiutarci a creare immagini, voci e storie, ma siamo noi a decidere cosa vogliamo raccontare.

Nel video che accompagna questo articolo abbiamo voluto conservare anche alcuni momenti della presentazione dal vivo: il dialogo sul palco con l’avatar digitale, l’interazione con Giorgino e l’incontro tra cinema, tecnologia e racconto.

Se volete capire davvero cosa intendiamo quando diciamo che non volevamo fare una presentazione sull’AI, ma una presentazione con l’AI, il modo migliore è guardarla. Buona visione.

Pubblicato il 22 Settembre 2025 in AI, Eventi

Fiere nell’era dell’AI: tra esperienze fisiche e intelligenza aumentata

Negli ultimi anni il settore fieristico ha attraversato una trasformazione profonda. Se un tempo le fiere erano il punto d’incontro tra domanda e offerta in forma quasi esclusivamente fisica, oggi sono veri e propri ecosistemi ibridi, dove presenza e digitale si intrecciano.

L’AI ha accelerato questo processo, spingendo gli organizzatori a ripensare ruolo e valore delle manifestazioni.

Dal semplice stand all’esperienza guidata dai dati

Non basta più allestire grandi padiglioni con decine di espositori. I visitatori cercano esperienze personalizzate: percorsi suggeriti dall’intelligenza artificiale in base ai loro interessi, app di matchmaking che li mettono in contatto con i partner giusti, contenuti digitali che arricchiscono la visita fisica.

Comfort e usabilità al livello del web

La “fatica fieristica” non è più accettabile. Accessibilità, spazi funzionali, aree di networking e servizi smart sono ormai standard, perché il confronto non è più solo con altre fiere, ma con la comodità dello shopping online. Gli spazi espositivi devono offrire lo stesso grado di immediatezza e usabilità a cui ci ha abituati il digitale.

Le persone al centro

La vera sfida resta quella delle competenze. Servono professionalità capaci di integrare logistica, creatività ed AI-driven strategy. Giovani talenti digitali, nuove figure di data analyst e content designer devono affiancarsi a chi conosce a fondo la macchina fieristica. Solo così le fiere possono evolvere da evento di settore a piattaforma di business e innovazione.

Perché le fiere hanno ancora senso

In un mondo iperconnesso, ci si potrebbe chiedere: ha ancora senso incontrarsi di persona? La risposta è sì.
Proprio perché siamo abituati a relazioni digitali, il valore dell’incontro fisico è cresciuto. Ma oggi va ripensato: la fiera non è più solo esposizione, ma connessione autentica, amplificata e resa più efficace dall’AI.

Le fiere che sapranno integrare intelligenza artificiale, esperienza fisica e visione internazionale diventeranno i veri hub del business del futuro. Le altre rischiano di rimanere capannoni vuoti.

Pubblicato il 12 Agosto 2025 in Eventi, Strategia

Come organizzare un evento che lascia il segno

Organizzare una convention, una conferenza o un evento aziendale è sempre una sfida: ogni dettaglio contribuisce a definire la percezione complessiva e a determinare il successo dell’iniziativa. Non basta scegliere una location suggestiva o costruire un programma ricco: serve visione, metodo e la capacità di pensare l’esperienza dal punto di vista dei partecipanti.

Ecco sei principi fondamentali che guidano ogni nostro progetto:

  1. Niente false promesse
    L’effetto sorpresa funziona solo se è davvero all’altezza. Annunciare un “ospite misterioso” che poi si rivela essere una figura minore rischia di deludere le aspettative e abbassare il livello dell’intero evento. Meglio incuriosire con intelligenza, dando segnali concreti senza alimentare attese impossibili da soddisfare.
  2. Il ritmo è tutto
    Nell’organizzazione di un evento il tempo non è mai neutro. Attese e “buchi” di programma smorzano l’energia e fanno percepire inefficienza. Al contrario, alternare momenti intensi e pause calibrate mantiene viva l’attenzione e genera un flusso naturale.
  3. Networking ed engagement non si improvvisano
    Un evento aziendale è anche (e soprattutto) un’occasione per creare relazioni. Ma il networking lasciato al caso spesso non funziona. Occorre progettare format e spazi che stimolino l’incontro e il dialogo, guidando i partecipanti in esperienze che generino connessioni reali, anche attraverso attività digitali e social integrate.
  4. Team building su misura
    Non esistono attività valide per tutti i gruppi. Conoscere chi partecipa è il primo passo per costruire momenti di team building realmente efficaci. Con un grande pubblico meglio puntare su giochi di squadra inclusivi e creativi; con piccoli team omogenei si può osare di più, proponendo esperienze originali e memorabili.
  5. La qualità del cibo fa la differenza
    Il menù di una convention è parte integrante dell’esperienza. Non solo la cena di gala, ma anche coffee break, lunch e cocktail devono essere curati con attenzione. Un buon caffè o un aperitivo ben servito restano impressi nella memoria tanto quanto una keynote ben riuscita.
  6. Valorizzare la destinazione
    Ogni evento è anche un viaggio. Trascurare la location significa perdere un’opportunità straordinaria. Integrare elementi autentici della città o del territorio nel programma trasforma una convention in un’esperienza unica, che i partecipanti ricorderanno non solo per i contenuti, ma per l’atmosfera vissuta.

La regola d’oro: guardare con gli occhi del partecipante

Un evento ben organizzato non è quello che fila liscio dietro le quinte, ma quello che resta nella mente e nel cuore di chi vi ha preso parte.
Per questo ogni scelta — dall’agenda al menù, dall’ospite sul palco al ritmo delle pause — va pensata mettendosi nei panni di chi vivrà l’esperienza.

Ed è qui che la differenza tra un evento qualunque e un evento memorabile prende forma.